PUBBLICAZIONI
2019 Creatività e progetto
Saggio per Nomos edizioni
Introduzione di Maddalena Mazzocut-Mis
Introduzione
Scrive Valéry che “l’idea del fare è la prima e la più umana. ‘Spiegare’ non è altro che descrivere una maniera di fare, significa rifare col pensiero. Il perché e il come, che sono solo espressioni che questa idea esige, si inseriscono in ogni discorso, pretendono di essere soddisfatte a ogni costo. La metafisica e la scienza non fanno che sviluppare senza limiti questa esigenza”. Creatività e progetto si inquadra in questa tradizione. Perché se retaggi romantici o pseudo tali ci hanno fatto sospettare profondamente della creatività (che spesso si è presentata come una sorta d’ispirazione, di dono del cielo, di innata predisposizione non ulteriormente specificata), il termine progetto sposta subito l’attenzione su una modalità creativa che si fonda su un percorso che va dalla necessità alla libertà. L’artista, che è geometra, meccanico, fisico, chimico, psicologo e storico, ecc. è anche, e prima di tutto, un progettista cosciente e abile, possessore di una tecnica, che implica nello stesso tempo conoscenza e libertà, quest’ultima legata alle risorse del caso.
Un quadro, ad esempio, è una struttura e, in quanto tale, i suoi elementi possono venire analizzati in base ai loro rapporti e alla loro disposizione. Ovviamente non è necessario che una gerarchia di elementi plastici sia rappresentata come una struttura logica né come un sistema assimilabile in toto alle classificazioni anatomiche, zoologiche o botaniche. È piuttosto una gerarchia senza gradi precostituiti, che non può prescindere da un sistema sensibile e plastico. Il lavoro dell’artista non è quindi in nessun caso equiparabile a quello di un geometra. La pittura, “anche la più geometrizzante, è pittura solo quando si allontana dalla geometria” e l’equilibrio di un quadro non è mai “la semplice risultante di un equilibrio geometrico delle forme o di una dosatura dei toni, delle saturazioni o dei valori” ma quella che può essere definita una geometria sensibile “fatta di una serie di squilibri sottili, di traslazioni, di compensazioni”. Caso e regola, dunque, libertà e legalità sono i binomi entro i quali si muovono creazione e progettualità.Dino Formaggio sosteneva che la creazione fosse una sorta di sensibilità endogena, direttamente connessa con la tecnica artistica.
La creazione è costruzione e comunicazione, “trama sensuosa che lega in un disegno vario e continuamente autoespressivo lo scavalcarsi d’onde infinito che costituisce l’oceano dei moti naturali, fatti di salite e cadute: dalla vibrazione d’elitre che tiene le libellule librate sul pelo dell’acqua al ronzio dei fantasmi e di laboriose sensazioni che danno gli sbocci nella sensibilità del genio”. Colui che crea è allora possessore di una capacità tecnico-artistica che si distingue profondamente dalla tecnica decaduta o mestiere. Nulla più di una grande opera mostra l’impazienza verso il mestiere, verso la semplice, sebbene competente, acquisizione dei mezzi. La tecnica, come vuole Focillon, non è virtuosismo, poiché il virtuoso “si diletta dell’equilibrio raggiunto e disegna sempre la stessa figura di danza, che sta per interrompersi e pur non si interrompe, sul suo esile filo ben teso”. La tecnica è sempre un processo e obbedisce unicamente a leggi sue proprie che non si danno solo in base a determinate esigenze strumentali, ma proprio per mettere a frutto uno sviluppo progrediente imposto dall’opera che vive di vita propria.
Ma se la creatività è conoscenza, studio, lavoro, consapevolezza e insieme caso e imprevedibilità, il progetto nasce quale fondamento di ogni fare. Il progetto, anche quello propriamente architettonico, vive e rivive nell’opera compiuta, nell’edificio come possibilità mille volte ulteriorizzata: il progetto è potenzialità che non può che prendere in considerazione, nel suo processo di realizzazione, anche il livello di tecnicizzazione raggiunto da una particolare cultura e società. Perché l’atto iniziale del progettare tiene conto di una verifica che è prima di tutto intuitiva, poi scientifico-tecnologico-probabilistica e, infine, comunicativa. Il progetto e la sua realizzazione dipendono da sapienze intuitive e controlli concettuali e scientifici.
I mondi – quello deterministico con le sue leggi e quello soggetto al caso – che si compenetrano necessariamente nella propensione inventiva e comunicativa dell’uomo. L’oggetto artistico è tale se, a partire dal progetto fino alla sua realizzazione, nel momento in cui entra nel mondo lo trasforma. Il pensiero non inventa. È piuttosto il concreto incontro tra progettualità, materialità, tecnica e valore comunicativo a dettare la via dell’azione che genera l’oggetto.
Il volume di Giorgio Faccincani narra molto più di questa suggestione che vuole essere una nota a margine di un volume che si presenta come una ricerca intelligente e godibile, ricca e mai ripetitiva. Un volume che nasce dall’esperienza di chi ogni giorno incontra e si scontra con progettualità e creatività. Solo chi esperimenta da vicino, nella pratica del fare quotidiano, il progettare e il creare ne sa scrivere con cognizione di causa. Lo sapeva bene Valèry, qui già citato, che non sopportava i discorsi di una certa filosofia che si ripiegava su se stessa ed evitava il confronto con l’esperienza del fare arte.
