PUBBLICAZIONI
2009 Elicoidi
Saggio sul n. di febbraio 2009 della rivista LART – Arte del Liceo del Liceo Artistico di Busto Arsizio

Abstract
L’architettura, nel corso della sua storia, ha pescato a piene mani nel mondo delle forme, attingendo nel campo della geometria euclidea, ispirandosi alle morfologie naturali, creando strutture “decostruzioniste” derivate da programmi computerizzati impostati su complessi algoritmi, ecc.
Ma, stranamente, questa ricerca apparentemente vasta ed approfondita, volta all’individuazione di forme reperite nei “mondi” più disparati, ha spesso trascurato di guardare in modo esauriente all’interno della sua casa naturale: quella della ricerca geometrica.
L’esempio dell’elica e delle superfici elicoidali costituisce, in questo senso, una situazione emblematica. Infatti, l’unica superficie elicoidale mai presa in considerazione è quella, diciamo così, “classica” (elicoide retto) che, peraltro, rappresenta un caso estremamente particolare all’interno della classe degli elicoidi: questa è quella generata da una retta che roto-trasla lungo un’asse rettilineo; in particolare di tale superficie infinita ne viene generalmente assunta una porzione, definita dalla sezione ottenuta da una superficie conica (o, come caso particolare, cilindrica), il cui asse coincide con quello dell’elica.
Per questo tipo di elica le applicazioni pratiche si sono, nel tempo, limitate solamente alle scale a chiocciola o ad alcune citazioni di “nastri elicoidali” come nel caso di Borromini nella chiesa di S. Ivo alla Sapienza a Roma o del Museo Guggenheim di New York di F. L. Wright.
Questa visione estremamente limitata delle potenzialità espressive delle superfici elicoidali deriva da una ristretta analisi delle loro definizioni geometriche.
Un’altra strada consiste nel prendere in considerazione il caso in cui l’asse direttore si trova in posizione esterna rispetto all’elica cilindrica (sarebbe interessante verificare anche l’utilizzo di altre eliche appartenenti ad altri cilindri, retti o sghembi, a base circolare e non).
Si può poi assumere una coppia di eliche cilindriche, poste simmetricamente rispetto alla retta direttrice […].
Rispetto alla situazione di base […] è possibile introdurre delle variabili relative alla distanza delle eliche dalla retta direttrice (che può determinare una asimmetria speculare) e alla dimensione dei cilindri stessi.
Altresì si possono avvicinare le eliche fino a farle intersecare; tale soluzione determina però un altro tipo di elicoide, nel quale la retta direttrice non è più esterna, ma interna, sebbene eccentrica rispetto all’asse dell’elica cilindrica.
Tali superfici elicoidali possono essere organizzate in una serie di queste superfici elicoidali di numero variabile, lungo il perimetro di una ellisse (il cui rapporto di eccentricità è discrezionale), ottenendo così una serie di permutazioni formali […].
Anche in questo caso sarebbe interessante analizzare i risultati ottenibili utilizzando delle “superdirettrici” diverse dall’ellisse, sia attraverso l’assunzione di altre curve piane chiuse regolari (circonferenza, cardioide, nefroide, ecc.), sia di curve piane chiuse irregolari […].
Un ulteriore fattore di aleatorietà risiede nella modalità di unione dei punti corrispondenti dei due cilindri adiacenti; ciò comporta che non è necessario determinare una corrispondenza 1-1 o 2-2 e così via, ma che è anche possibile immaginare corrispondenze differenti, come, ad esempio, 1-3; 2-4; 3-5; ecc. (sia in senso destrogiro, che levogiro).
Ciò determina l’insorgenza di una loro maggiore irregolarità; in tal modo le superfici elicoidali, non passando più per la retta direttrice, si trasformano da conoidi a cilindroidi.
Le superfici elicoidali irregolari (s.e.i.) così generate vengono ad incontrarsi tra loro a due a due, definendo una linea di intersezione che, a sua volta, genera un’elica (linea elicoidale irregolare: l.e.i.). Infine, l’unione in orizzontale dei punti corrispondenti sui cilindri dà luogo ai piani orizzontali dell’architettura.
Le forme ottenibili (s.e.i. e l.e.i.), nonché i “piani architettonici” definiti denunciano, a seconda delle combinazioni considerate, una apparente maggiore o minore regolarità e simmetria, dando luogo a forme più statiche o più dinamiche, più regolari o più interrotte.
In questi casi “l’errore” assume una valenza positiva e qualitativa, interrogando le possibilità espressive della forma fin al suo intimo più profondo e permettendoci di intravederne possibili ulteriori sviluppi.
Le s.e.i. così ottenute possono poi essere “semplificate” trasformando le superfici curve continue in superfici piane discrete, generando una struttura reticolare molto più facilmente gestibile dal punto di vista architettonico.
Questo studio, chiaramente non esaustivo, consente di intravvedere tutta una serie di possibilità e far intuire le potenzialità che lo studio delle s.e.i. ha, sia dal punto di vista della ricerca geometrica, che da quello dello sfruttamento delle sue infinite strutture morfologiche da parte dell’architettura.